Persino il migliore degli uomini, a vedersi garantito un simile potere, modificherebbe la sequenza dei suoi ragionamenti.
L'insolenza gli sarebbe instillata dai vantaggi della sua posizione… l'insolenza lo porterà a indulgere in molti atti di licenziosità, e l'invidia in molti altri ancora.
"La vittoria rende innocenti."
...c'è forse da desumere qualcosa dall'odierna sconfitta di Berlusconi?
Ti amo,
ti amo con tutte
quante le mie ossa.
Ti amo con i
polmoni,
con il fegato, e
con lo stomaco.
Ti amo nel
silenzio di questa stanza,
nel buio di questa notte,
nel vuoto nella
mia pancia.
Ti amo con i
miei occhi di acqua e di vetro,
ti amo con
la pelle, e
con le mani, e
con i piedi.
Ti amo con
la mia ombra, e
con i miei sorrisi.
Ti amo nello lo spazio che c'è tra
un battito di cuore e l'altro.
Ti amo
grattandomi il naso.
E ricorda,
non ti amo con la gioia,
né con il dolore,
ti amo,
semplicemente.
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Le parole di Alessandra, una ragazza davvero speciale...
“Non mi preoccupa Berlusconi in sé ma Berlusconi in me”
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Giacomo Di Girolamo
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Uno straordinario grido di dignità civile (che trov te su http://www.facebook.com/note.php?note_id=76451557492&id=1523277959&ref=nf), le parole che avevo dentro ma che non avrei saputo mai dire con uguale forzae chiarezza.
Grazie di cuore a Giacomo Di Girolamo
Una denuncia fatta dal Guardian (da qualche parte nel mondo ci sono ancora veri giornalisti...).
Le immagini si commentano da sole.
"La semplicità è la complessità risolta."
"Stillicidio di delitti terribile:
si distruggono vite,
si distruggono posti di lavoro,
si distrugge la giustizia,il decoro
della convivenza civile.
E intanto l'imprenditore del nulla,
il venditore d'aria fritta,
forte coi miserabili
delle sue inindagabili ricchezze,
sorride a tutto schermo
negando ogni evidenza, promettendo
il già invano promesso e l'impossibile,
spacciando per paterno
il suo osceno frasario da piazzista.
Mai così in basso, così simile
(non solo dirlo, anche pensarlo duole)
alle odiose caricature
che da sempre ci infangano e sfigurano...
Anche altrove, lo so,
si santifica il crimine, anche altrove
si celebrano i riti
del privilegio e dell'impunità ;
trasformati in dottrina dello stato.
Ma solo a noi, già fradici
di antiche colpe e remissioni,
a noi prima untori e poi vittime
della peste del secolo
è toccata, con il danno, la beffa,
una farsa in aggiunta alla sventura."
dalla raccolta "Ultimi versi" (ed. Garzanti)
Leggo un po' di tutto in giro per la rete.
Soprattutto scopro che delle notizie più importanti in tv, sui giornali nazionali, nel circuito dell'informazione tradizionale insomma non c'è traccia.
Scopro le cose più incredibili solo perché leggo le edizioni online di Agoravox, Micromega, il blog di Grillo, voglioscendere ed altri.
Il colonnello che trafugò l'agenda di Paolo Borsellino dalla scena dell'attentato di Via D'Amelio? La sentenza della cassazione che impedisce di fatto che sia fatta luce su questo episodio gravissimo della storia d'Italia, dell'intreccio perverso tra mafia-politica-servizi.
Gioacchino Genchi, che ha indagato tra le altre cose proprio sulla strage di Via D'Amelio, rilascia al blog di Grillo un'intervista in cui le accuse pronunciate sono di una gravità inaudita.
Cosa fanno i vari Vespa, Scalfari, Mieli e tutta la schiera di cialtroni iscritti all'ordine dei giornalisti?
Nulla, ovviamente. I loro padroni hanno imposto la consegna del silenzio e in loro non c'è sussulto di dignità alcuno che li spinga a fare sul serio il loro lavoro.
In compenso cerco su google il link de Il Giornale, per vedere di cosa parla questo faro di equità e correttezza dell'informazione. Scopro così che il payoff del link proncipale recita testualmente:"Versione online del giornale fondato da Indro Montanelli e di proprietà della famiglia Berlusconi."
Quindi mi rendo conto di quanto sfacciato ed impudente sia il tradimento del pensiero di Moltanelli (che a Berlusconi non ha risparmiato certo giudizi che avrebbero fatto vergognare chiunque altro) e la mercificazione di quel cognome, che evoca giornalismo con la "G" maiuscola, onestà intellettuale ed altre qualità ormai scomparse da quasi la totalità della categoria e di certo mai possedute da quel mentecatto di Mario Giordano che adesso lo dirige.
Sono stanco di questa Italia, stanco del fango che scorre a fiumi sotto una patina sempre più evanescente di ipocrita perbenismo.
Sono stanco che un intero popolo debba pagare il prezzo di avere un cancro sul proprio territorio chiamato Vaticano.
Diventa sempre più difficile alzarsi la mattina e non aver voglia di vomitare, non aver voglia di scendere per strada e cominciare a dare la caccia a questa razza di parassiti, mignotte e delinquenti che si è impadronita del nostro paese.
La nostra amata, vilipesa, calpestata patria.
L'altro ieri ero da un cliente che ci aveva commissionato un logo per il ristorante di un albergo cinque stelle de luxe che deve aprire sull'isola.
Il personaggio è molto pittoresco.
Vulcanico, ignorantissimo, simpaticissimo (a volte inconsapevolmente), presuntuosissimo e totalmente incapace di comprendere ciò che egli stesso dice.
Dopo una prima proposta, che inizialmente gli era piaciuta ed aveva accettato, in seguito al consiglio del proprio architetto (categoria da sopprimere quando si arroga il diritto di sconfinare nel campo della comunicazione) ci chiede un logo che avesse dentro il lettering un'elaborazione grafica.
Vano il tentativo da parte mia di dirgli che quel genere di ristorante non usa comunicare in quella maniera, ma al massimo con marchio e logo ben distinti.
Prepariamo una seconda proposta, molto originale, seguendo questa nuova indicazione.
La proponiamo e rimaniamo in attesa di una risposta.
Domenica scorsa, non so perché, prima di andare a fare un lavoro di emergenza da un altro cliente, mi metto al computer e disegno una terza versione completamente diversa, basata sull'idea precedente di marchio e lettering separati.
L'altro ieri vado in questo albergo per un servizio fotografico preliminare e approfitto dell'occasione per visitare il ristorante (era la prima volta che vedevo l'intera struttura) e la cosa mi basta per confermare che la seconda proposta non faceva al caso loro, la grafica era troppo particolare, moderna, adatta più ad un locale di tendenza, dal design minimalista, che non ad un posto così lussuoso e in definitiva classico.
Alla fine della giornata ci mettiamo a discutere del logo, analizziamo le due proposte precedenti ed io mi sparo la terza proposta.
Dopo mille discussioni inutili, stampe, tentativi da parte loro di sabotare il mio lavoro, arriviamo all'agognata conclusione di definire quello come logo finale.
Il committente allora, a mo' di ripasso, riapre tutti e tre i file e ricomincia a parlare dei tre loghi (è un logorroico innamorato del suono tartagliante della propria voce) descrivendone i punti deboli in confronto al terzo che aveva scelto.
La ciliegina sulla torta è arrivata quando, soffermandosi sul secondo logo, quello troppo moderno, con sguardo serio mi ha detto:
"Sì, perché vedi Alessandro, questo logo ha uno stile... come dire... troppo animalista!"
: ))
“L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima. Si rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni spettano al paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti a coloro che ne hanno legalmente diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”
Cardinal Joseph Ratzinger, catechismo della Chiesa cattolica, 1994, par. 2278.
Oggi, leggendo l'edizione online de Il Messaggero ho trovato un articolo molto interessante (http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=46024&sez=HOME_INITALIA)
"Una nuova polemica in vista? Questa intanto la chiude a sera un commento del premier Silvio Berlusconi: «Mentana se ne va? Meglio così. Non voglio primedonne che non capiscono le esigenze complessive».
Beh, certo... da queste parole mi pare evidente che il nostro caro leader non sia affatto il controllore delle sue reti, noooooooo.....L'articolo continua poi così...
"Enrico - confida un importante direttore - ha giocato a lasciarci col cerino acceso. Sky, che ha già preso Fiorello alla Rai, ha voluto dare un colpo anche a noi. Ma Mentana, che si lamentava della “concorrenza interna” di Chiambretti e della Gialappa’s, per andarsene ha aspettato l’occasione propizia. Così lui passa da martire, alla Santoro, per capirci, e la sua prossima tv come l’isola di libertà e creatività. Invece la realtà è che qui ha sempre avuto totale autonomia, vedi le frequenti ospitate a Di Pietro, e che lunedì sera noi abbiamo fatto più informazione su Eluana di chiunque altro."
Quindi l'aver ospitato più volte in un programma di informazione uno dei principali oppositori del padre/padrone di Mediaset è visto come un simpatico cadeau di autonomia per il conduttore, non un sacrosanto diritto dei telespettatori ad avere un'informazione imparziale.
Se questo è un paese civile e normale io sono Babbo Natale.
Ora scusate, ma devo andar a dar da mangiare alle renne...
Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla.
Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.
Un post del mitico Hobbs mi ha fatto sorridere ed immalinconire. Come sempre consiglio a chiunque passi da qui di andare a leggere quello che scrive questo ragazzo dalla penna magica.
Una delle sue affermazioni sembra il mio ritratto, dovevo postarla qui.
19.
vorrei vivere in eterno, sopravvivere al dolore della scomparsa altrui mi pare tollerabile, a quello della mia no. e comunque, pensare che qualcuno un giorno venga a parlarmi senza che io possa rispondere con un mazzo di fiori in mano, mi pare atroce, quasi come parlare di staminali con uno portavoce del vaticano.
Dopo la straordinaria intervista del Dott. Genchi a Matrix, dove lo specialista palermitano ha demolito il leccaculo Mentana, schiaffeggiato metaforicamente Mastella e difeso De Magistris dalle calunnie e dalle infamità di cui è stato accusato, magicamente l'argomento è sparito dalle prime pagine dei giornali...
Avrà forse lanciato qualche messaggio criptato durante quell'intervista?
Io so solo che all'inizio della trasmissione, parlando a Mentana e riferendosi a Berlusconi ha definito quest'ultimo "il suo datore di lavoro", una sberla che da tanto non si vedeva in tv. Tutta la trasmissione è stata magnifica, un tripudio di affermazioni palesemente "vere", senza forme ipocrite di espressione e senza giri di parole.
Mentana ha praticamente "subito" il suo ospite, non riuscendo a contenerlo entro i limiti politicamente corretti del finto giornalismo italiano. Come criticarlo del resto, è così tanto tempo che ha smesso di fare il giornalista...
Per un attimo ho creduto che la libertà di stampa e di espressione fosse tornata in Italia.
Meno male che nei giorni successivi i principali programmi di (dis)informazione si siano occupati della morte del povero Mino Reitano (ridicolizzato in vita e - come sempre - glorificato dopo la morte) guardandosi bene dal seguire quella tenue scia di verità apparsa per sbaglio a Matrix.
12 dicembre 2008
Appello di Massimo Fini e Marco Travaglio
Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).
Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.
Massimo Fini / Marco Travaglio
Per aderire: firma l'appello online
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/2008/12/15/firma_lappello_finitravaglio.html
Cin Cin!!!
Ovviamente tutti costoro diranno che anche il Financial Times (istituzione apolitica e apartitica per definizione) è ormai complice della disinformazione ai danni del governo illuminato del grandissimo Silvio Berlusconi.
Ecco cosa ha succintamente scritto qui
www.ft.com/cms/s/874e6122-e0b9-11dd-b0e8-000077b07658,Authorised=false.htmlThe inglorious Alitalia imbroglio has finally reached its end. Having teetered on the brink of collapse for the best part of a decade, the Italian carrier re-launches this week. That Air France-KLM has paid some €320m for a 25 per cent stake is a further vote of confidence in its future. That should make its take-off an entirely happy event for all. Sadly, it is not.
To see why, go back to last March, when Air France offered €140m for the airline in a takeover that would also have assumed its €1.2bn of debt. However, Silvio Berlusconi, prime minister, blocked that deal on patriotic grounds. In December, after Alitalia went bust, an Italian consortium paid €427m for the bits of the company that worked, combining them with local carrier, Air One. Now, a month later, its Air France deal values that same company at over €1.2bn.
Per leggerre il resto abbonatevi a questo giornale...
Sapevate di questo fatto?
http://www.reti-invisibili.net/dax/
Gli uomini ammucchiano gli errori di tutta la loro vita e creano un mostro che chiamano destino.